impressionismo
Su tecnica jean f. bazille edgar degas edouard manet claude monet berthe morisot camille pissarro pierre a. renoir alfred sisley meno noti

 "Quale necessità abbiamo di risalire alla storia, di rifugiarci nella leggenda, di consultare i registri dell'immaginazione? La bellezza è sotto i nostri occhi, non nel cervello, nel presente non nel passato, nella verità non nel sogno, nella vita non nella morte. L'universo che abbiamo avanti a noi è quello che il pittore deve rappresentare". In queste parole, scritte dal critico Jules Castagnary nel 1867, è racchiuso il senso del movimento impressionista, e a tradurre in opere quelle parole si dedicò con entusiasmo un gruppo di giovani artisti, gruppo  che esordisce sulla scena parigina il 15 aprile 1874 con una mostra presso lo studio del fotografo Nadar, al numero 35 del Boulervard des Capucines.
    La vicenda dell'impressionismo fu una cometa che attraversò la storia dell'arte rivoluzionandola completamente. Dura meno di venti anni: nel 1890 l'esperienza impressionista può considerarsi chiusa, il 1886 è l'anno dell'ultima mostra impressionista. Ma l'eredità che esso lascia, eredità con cui dovranno confrontarsi tutte le esperienze pittoriche degli anni a venire, è unica. Non è azzardato dire che fu l'impressionismo ad aprire la porta all'arte contemporanea. La grande rivoluzione dell'impressionismo è sopratutto una rivoluzione tecnica; quello che però lo rende ancora attuale è la sua poetica, la piacevolezza con cui fu, ed è ancora, capace di rappresentare ogni aspetto positivo della vita, la bellezza, la gioia, l'unicità e l'irripetibilità.
    Ma cosa ci fu dietro a quello che fu un vero e proprio exploit, clamoroso, e contestato? Ci fu un decennio di appassionanti esperienze, che consentirono di registrare su tela le emozioni con il senso assoluto del presente. Il risultato di tanto impegno sarà un modo di dipingere nuovo, caratterizzato da toni chiari e da pennellate veloci, dal rifiuto di studiare a priori la composizione, dall'esclusione di ogni metafora, dalla volontà di dipingere ciò che si vede, dalla voglia di infondere nella pittura un senso di modernità.
    Pittura moderna è un concetto baudelairiano, infatti già dal Salon del 1846 lo scrittore aveva esortato gli artisti a rappresentare l'aspetto "eroico della quotidianità". "La vita parigina", scriveva Baudelair, "è piena di soggetti poetici e meravigliosi, il meraviglioso ci avvolge e ci bagna come l'atmosfera".
      A tale esortazione, a tale suggestione, risponde Edouard Manet, figura chiave di quel processo che portò a mutare per sempre il modo di percepire l'arte. Il suo dipinto, Musica alle Tuileries, che espone nel 1863 nella galleria di Louis Martinet insieme ad altre dieci opere, è un documento che palpita di modernità e di vita, che immette con baldanza, divertimento e ironia la contemporaneità nella storia. Nel dipinto è raffigurato anche Baudelair, proprio a sottolineare l'intento di fare arte in modo nuovo. Non la giudicarono tale i critici del tempo che la descrissero come "una caricatura del colore".
    I primi fermenti di questo nuovo modo di fare arte risalgono al Salon del 1859, dove furono evidenti l'inizio della crisi della pittura di storia e l'affermarsi della pittura di paesaggio e di scena. I Salon, esposizioni biennali nella Parigi ottocentesca, erano i detentori del potere in campo artistico. Realismo e impressionismo si assumeranno il ruolo di forze destinate a ribaltarne i canoni estetici, conquistandosi il privilegio di diventare i protagonisti del nuovo. Ma fino a quando questo non accadrà, la scena e dominata dall'arte "pompier", aggettivo con cui si alludeva in senso ironico agli aspetti retorici di un'arte ufficiale, aspetti individuati nei copricapi, simili ai caschi dei pompieri, con cui si era soliti dipingere accademicamente gli eroi dell'antichità.
    Nell'arte "pompier", l'arte delle accademie, l'accento è posto sulla riflessione culturale, sulla perfezione tecnica, sull'imitazione delle opere degli antichi maestri: tutti coloro che aspiravano a vedere un loro quadro esposto al Salon dovevano aver studiato e copiato i classici, in particolar modo a Roma, capitale indiscussa dell'arte antica. La scena è dominata da grandi opere di soggetto storico e mitologico, dove l'ambizione è legata all'ampiezza del formato e il talento all'abbondanza delle citazioni. Scrive Baudelair "un pennello che diserta la pittura per l'archeologia, che sostituisce il divertimento di una pagina erudita alle gioie della pittura pura".
    Fra coloro che espongono al Salon del 1859 è presente, con un piccolo quadro di paesaggio, un pittore destinato a diventare il decano del movimento impressionista: Camille Pissarro, giunto a Parigi nel 1855 dalle Antille Francesi dove era nato. Nello stesso periodo altri artisti destinati a diventare famosi si incontrano all'Accademie Suisse e nell'atelier del classicista Gleyer e iniziano a frequentarsi: Edgar Degas, Claude Monet, Edouard Manet, Paul Cézanne, Alfred Sisley, Pierre Auguste Renoir, Frederic Bazille, solo per citare i più noti. Tutti cercheranno di partecipare al Salon del 1863 e, respinti, esporranno le loro opere nel "Salon des Refuses", voluto da Napoleone III per accogliere gli artisti "refuses", esclusi cioè dalla manifestazione ufficiale.
    Il Salon des Refuses fu dominato dallo scandalo provocato dall'opera di Manet Dejuner sur l'erbe, stroncata dalla critica e dal pubblico per il soggetto ritenuto indecente, ma l'intera manifestazione fu una vera catastrofe. Folle di curiosi, sobillati dalla stampa conformista, visitarono il Salon des Refuses scoppiando in risate irrefrenabili e manifestando il loro disprezzo in ogni modo. Scriveva il giornalista e critico Astruc "Bisogna essere due volte forti per reggersi sotto la tempesta di idioti che piovono qui a milioni e sbeffeggiano tutto a oltranza".
    Il rapporto tra gli artisti "nuovi" e la giuria del Salon, già difficile, diventa a questo punto conflittuale: le marine di Monet hanno successo al Salon del 1865, ma l'anno successivo Cezanne e Manet vengono esclusi dalla rassegna. Il primo chiede senza successo il ripristino del Salon des Refuses e anche l'analoga richiesta fatta da Bazille nel 1867 viene respinta; Manet, da parte sua, decide di esporre da solo i suoi quadri in un capannone a Place de l'Alma.
    In realtà, i giovani artisti, all'inizio, non volevano rompere del tutto con il passato, volevano si proporre temi e linguaggi nuovi, ma all'interno delle vecchie istituzioni, cioè dei Salon. Solo la forte resistenza e l'ottusa opposizione della vecchia cultura, della cultura accademica, li spinse a rompere definitivamente con il vecchio e a scegliere la via dell'emancipazione. Soltanto Manet continuò sulla vecchia strada, riuscendo, con alterne fortune, ad esporre alcune opere ai Salon. Nel 1873 viene costituita la "Societè Anonyme Coopérative des Artistes Peintres, Sculpteurs et Graveurs": il movimento impressionista cercava di assumere una sua connotazione ufficiale.
    Ma chi furono i precursori dell'impressionismo, chi furono gli artisti da cui la generazione successiva preso lo spunto per esplorare nuove vie nell'arte? Figure di primo piano furono senza dubbio gli artisti della scuola di Barbizon, cioè quei paesisti che dipingevano nella foresta di Barzbizon: Théodore Rousseau, Camille Corot, Charles Françoise Daubigny, Jean-Françoise Millet. Poi ci furono i pittori di marine: Eugène Boudin e Johann Barthold Jongkind, molto importanti per la formazione di Monet. Ci furono poi dei compagni di strada degli impressionisti, artisti della stessa generazione come Whistler e Fantin-Latour ed altri, come
Berthe Morisot,  Caillebotte, Cassat, Seurat e Gauguin che, pur nella diversità degli stili, possano essere ricondotti a questo filone.
    Vincent Van Gogh, sebbene si avvicinò al movimento impressionista nel suo breve, ma fecondo, soggiorno parigino, viene annoverato tra i post impressionisti.
    Cosa si può dire ancora sui pittori impressionisti? Che collocato il cavalletto sulle rive della Senna o in mezzo ai campi inondati dal sole, si dedicavano con  passione a creare le loro opere tentando di restituirne cromaticamente l'esplosione di colori  della natura.
    Ma da dove derivò il termine impressionismo? Fu proprio un dipinto di Monet, Impression Soleil Levant, ad aver dato il nome al movimento, o più esattamente furono i critici dell'epoca che lo coniarono in senso dispregiativo per significare il senso di immediatezza, di impressione, in contrapposizione con i canoni formali dei pittori accademici: non pensavano certo che il termine da loro coniato sarebbe sopravvissuto a tutti loro.
    Qualche nota tecnica: i pittori accademici definivano e modellavano le forme con estrema precisione, graduando attentamente le sfumature di colore e il chiaroscuro; gli impressionisti, invece, osservando come la luce dissolva i contorni e rifletta i colori quasi scomponendoli, stendevano sulla tela brevi pennellate di colore puro, giustapponendo i colori primari (rosso, giallo e blu) in modo che si mescolassero nella percezione visiva solo da una certa distanza, e ponendo in contrasto i colori primari con i complementari (verde, viola e arancio) per esaltarne reciprocamente l'intensità. In questo modo ottenevano una luminosità maggiore di quella solitamente prodotta mescolando i colori prima di applicarli alla tela. (approfondisci)

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ultimo aggiornamento 18/10/05)